L’importanza di chiamarsi Guggenheim: il racconto della direttrice Karole Vail

La mecenate americana Peggy Guggenheim nel 1949, ad un anno dall’esposizione alla Biennale di Venezia della sua vasta raccolta di sculture e dipinti cubisti, surrealisti e dell’astrazione europea, acquista a Venezia Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, e vi allestisce la sua collezione, che viene aperta al pubblico nel ‘51. Nasce quindi la Fondazione Peggy Guggenheim, che dirige e sostiene il museo, ma nel ‘76 Peggy decide di cedere la proprietà della sua collezione alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, suo zio, a condizione che le opere rimangano a Venezia. Dopo la morte di Peggy Guggenheim, avvenuta nel 1979, la Fondazione diventa proprietaria anche di Palazzo Venier, dove nel 1985 è allestita la prima mostra temporanea.
Oggi la direttrice del Museo è Karole Vail, che oltre ad avere lo stesso sangue di Peggy è guidata dalla stessa passione viscerale per l’arte: la Vail arriva a Venezia dopo gli studi artistici nel Regno Unito (prima a Durham e poi a Londra), il lavoro di archivista e ricercatrice a Firenze presso il Centro Di, casa editrice specializzata in storia dell'arte, architettura e arti decorative e dopo importanti curatele per il Guggenheim di New York, che ha svolto dal ’97. Le abbiamo posto alcune domande sulla gestione del museo veneziano.


Peggy Guggenheim ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo dell’arte dello scorso secolo. Gestire la Fondazione di Venezia è per Lei un po’ come tornare a casa: percepisce l’importanza del nome di famiglia come un vincolo o come un privilegio?  Quale dei valori in cui credeva Peggy ritiene fondamentali nella visione dell’arte?


Certamente, l'importanza di Peggy Guggenheim nella storia dell' arte del ventesimo secolo e' fondamentale. E' un grande privilegio per me poter dirigere questo museo; dal punto di vista professionale, e' praticamente un sogno poter lavorare in questo luogo ed essere vicina a tutti questi capolavori. Il nome di famiglia non e' vincolante, ma certamente sento di aver una responsabilità maggiore. Penso che la curiosità e una grande apertura di spirito siano fondamentali nel mondo dell'arte, PG aveva queste qualità, che l'hanno aiutata e guidata nel creare la sua collezione d’arte.


I rapporti della Fondazione con i musei internazionali: è prevista nei prossimi anni un’intensificazione dei rapporti e la costruzione di una rete con altre istituzioni?


La Collezione Peggy Guggenheim ha già molti rapporti sia con i musei nazionali che con quelli internazionali e con le altre sedi Guggenheim. Prestiamo le nostre opere quando lo riteniamo valido, è una prassi normale, che ci permette di partecipare a progetti espostivi importanti e di valore con altre istituzioni.


La gestione del museo da parte di una fondazione privata garantisce grande autonomia giuridica, amministrativa e finanziaria, ma la sua natura privata fa sì che i finanziamenti statali siano minimi. La fondazione come recupera i fondi e quanto è importante il fundraising in questo scenario?


Le entrate del museo hanno diverse fonti di provenienza. Innanzitutto ci sono i nostri visitatori, poi naturalmente possiamo contare sul sostegno dei nostri soci, del Comitato Consultivo del museo, delle Guggenheim Intrapresae, ovvero il gruppo di aziende che da anni sostiene tutti i nostri progetti espositivi, e degli Institutional Patrons. Facciamo inoltre fundraising per i nostri progetti, mostre e programmi educativi.


Il Guggenheim festeggia il 70° anniversario dell'esposizione della collezione di Peggy Guggenheim all'interno delle sale del Padiglione Greco alla XXIV Biennale di Venezia: era la collezione più completa di opere cubiste, astratte e surrealiste mai giunta in Italia. Secondo Lei nel panorama odierno, nazionale ed internazionale, esiste una figura di equivalente carisma ed interesse per l’arte, che fa del mecenatismo il cardine della propria vita? Al riguardo, cosa pensa degli incentivi fiscali concessi negli ultimi anni dal nostro governo (nello specifico l’ARTBONUS) per spronare e incoraggiare i mecenati italiani?


Non credo esista oggi una figura paragonabile a Peggy Guggenheim. Sono assolutamente d’accordo sugli incentivi fiscali come l’Artbonus, nonostante sia legato a musei e monumenti pubblici, mentre la Collezione Peggy Guggenheim è una fondazione privata.


Philip Rylands, Suo predecessore, ha guidato il Guggenheim di Venezia dalla sua istituzione, dopo la morte di Peggy, avvenuta nel ‘79: un’eredità importante con cui fare i conti, considerando che sotto il suo operato la Fondazione è stata il museo di arte moderna e contemporanea più visitato in Italia e secondo per numero di visitatori nella città di Venezia. La Sua amministrazione può definirsi affine alle politiche intraprese da Rylands in quasi 40 anni o ha intenzione di apportare delle modifiche e di rivoluzionare la gestione, in segno di rottura con il passato?


Philip Rylands ha svolto un lavoro straordinario in tutti questi anni e io vorrei poter costruire su questo grande successo, portandolo avanti con la mia visione, e sempre tenendo conto della grande eredita e lascito di Peggy Guggenheim.


Serena Mancini

 

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