Roma riscopre e omaggia l’eclettico Tacchi

Al Palazzo delle Esposizioni fino al 6 maggio 2018 è in mostra l’arte di Cesare Tacchi, omaggio della capitale a quattro anni dalla scomparsa dell’artista. La mostra monografica dal titolo “Cesare Tacchi. Una retrospettiva” è realizzata in collaborazione con l’Archivio Cesare Tacchi e ripercorre, con più di 100 opere disposte in ordine cronologico, le principali tappe della sua carriera artistica in mezzo secolo di storia. Tacchi, tra i più grandi esponenti artistici del secondo dopoguerra italiano, fu protagonista dagli anni ‘70 della scena culturale romana insieme agli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, come Giosetta Fioroni, Mario Schifano, Renato Mambor, pur rimanendo meno esposto rispetto ai contemporanei. La mostra nasce con l’obiettivo di far conoscere un artista lasciato per anni in secondo piano dalla critica e dal mercato, ed accanto alle opere meno conosciute prodotte agli inizi della sua carriera raccoglie i lavori più noti tra cui le celebri tappezzerie, stoffe pregiate sulle quali l’artista dipingeva scene di amici e familiari in atti di vita quotidiana. Durante il percorso espositivo sarà inoltre riproposta la Cancellazione d’artista, avvenuto alla galleria “La Tartaruga” nel ’68: l’atto del “cancellarsi” con un barattolo di vernice bianca rappresentò un gesto di ribellione, replicato successivamente da altri artisti, come Emilio Isgrò. La mostra è a cura di Daniela Lancioni  e Ilaria Bernardi, promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale, e ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo - Palazzo delle Esposizioni.
Le curatrici hanno scelto di esporre, tra le opere disposte in sette sale, anche i quadri dell’esordio di Tacchi, quando giovanissimo e fresco degli studi artistici realizzava opere con evidenti influenze di stile di artisti come Burri, e che ancora non possedevano le caratteristiche tipiche del Tacchi più maturo. La scelta di “alleggerire le sale di qualsiasi tipo di informazioni e lasciare solo quelle essenziali per la lettura di alcune opere”, indicate nel muro biografico che raccoglie le tappe fondamentali della vita dell’artista, “permette alle opere di avere un’assoluta libertà di interpretazione”, ha dichiarato la curatrice Daniela Lancioni. Un’opera inattesa, una sorpresa che le curatrici non immaginavano di riuscire a mettere in mostra è stato il “quadro elastico”, ritrovato nell’archivio con tutte le sue parti in perfetto stato di conservazione. “Gaia e Rossana, la figlia e la moglie dell’artista che gestiscono l’Archivio Tacchi, ci hanno permesso generosamente di montare il telo originale e noi abbiamo duplicato gli strumenti, si tratta di un quadro elastico “interattivo”, in cui i visitatori possono interagire e dare loro stessi forma al quadro” ha aggiunto la curatrice.
Dagli inizi negli anni ’50 fino alla sua scomparsa nel 2014, Tacchi ha operato applicando diverse tecniche e ha abbracciato discipline molteplici, che vanno dalla pittura alla scultura, dalle azioni performative a discipline “altre” rispetto all’arte, come la didattica e la psicanalisi. Nonostante l’eterogeneità dei materiali e delle discipline, il messaggio veicolato dall’artista è uno solo: la necessità continua e costante di mettersi in comunicazione con l’altro. Così l’altra curatrice della mostra, Ilaria Bernardi, ha definito l’arte di Cesare Tacchi: “La sua modalità operativa è quella di mettere in questione la possibilità di porsi in dialogo con l’altro, non solo attraverso opere in cui il dialogo è applicato, ma anche attraverso le opere in cui il dialogo è reso quasi impossibile, opere del tutto afasiche. La necessità di un costante confronto con l’altro, con il “diverso da sé” e con la varietà dell’essere nel mondo è forse il filo rosso che guida la visita. È forse questo l’insegnamento, il messaggio più prezioso lasciato da Cesare Tacchi”.

 

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