Prognosi riservata. Questo lo stato di salute dei musei d’arte contemporanea in Italia

di Ilaria Gozzi

 


La sede del MAXXI di Roma


Negli ultimi mesi il dibattito sull’arte contemporanea ha infiammato i quotidiani e i periodici nazionali, sconfinando dalle riviste di settore.
Nell’ultimo decennio sono sorte, accanto a gallerie e fondazioni private,  nuove entità pubbliche  per garantire lo sviluppo e la promozione del contemporaneo: alle realtà più grandi si affianca una fittissima rete di piccole realtà territoriali.
Su questi musei della contemporaneità finanziati dal denaro pubblico, si affacciano molti interrogativi: dopo investimenti da capogiro, nell’arco di pochi anni questi poli si trovano alla soglia del collasso finanziario e della chiusura al pubblico, travolti nella bufera della querelle politica.
Si tratta di mastodontici edifici costruiti ex novo, come nel caso del MAXXI (Museo delle Arti del XXI secolo) di Roma progettato dall’architetto anglo-irachena Zaha Hadid; o di complessi di  archeologia industriale ristrutturati come invece il MACRO (Museo Arte Contemporanea Roma), l’altro polo romano dell’arte d’oggi: in entrambi casi la spesa ammontava a svariati milioni di euro.
La vicenda della Fondazione MAXXI per farla breve, si svolse così: nel maggio 2012 a fronte di 11 milioni di deficit nella previsione del conto economico 2012/2014, arrivarono le dimissioni del direttore Pio Baldi, e seguì il commissariamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che insediò il suo segretario generale arch. Antonia Pasqua Recchia.
Il motivo di quest’implosione fu il netto taglio del 43% ai finanziamenti alla cultura rispetto al 2010: venuto a mancare il principale azionista pubblico, il museo non poté colmare né con le entrate commerciali né con nuovi soci privati il gap creatosi. Questo perché da un lato la burocrazia italiana impone troppi vincoli alla partecipazione imprenditoriale e dall’altro il sistema museale conta ancora troppo sul denaro pubblico.
Poi in quest’ottobre  il bilancio del MAXXI è tornato magicamente a quadrare ed inaugurerà la stagione invernale la mostra di Jeff Koons e quella di Luigi Ghirri, oltre che la fresca nomina a Presidente  di Giovanna Melandri, ex ministro MIBAC,  che presentate le dimissioni da onorevole si occuperà a titolo gratuito del Museo.
Più squisitamente politica la vicenda del MACRO, museo diviso in due sedi: quella di via Nizza nei locali dell’ex birrificio Peroni, e quella dell’ex mattatoio di Testaccio. Alla scadenza del mandato del primo direttore Danilo Eccher, di diretta nomina politica, e con l’avvicendarsi di Umberto Croppi all’assessorato delle politiche culturali del Comune di Roma viene nominato come nuovo direttore il critico Luca Massimo Barbero.
Croppi  racconta  il suo punto di vista nel nuovo libro dall’ironico titolo di “Romanzo Comunale”, spiegando l’anomala situazione burocratica in cui si trovava il MACRO –divenuto museo solo con delibera del novembre 2010, e con la fondazione ancora in costituzione- e delle pressioni che costrinsero anche Barbero a dimettersi la scorsa primavera, lasciando la sede vacante.
Ma MAXXI e MACRO sono solo la punta dell’iceberg. Il caso del MADRE di Napoli  non fa eccezioni: nato nel 2004 per volere della giunta di centrosinistra e diretto da Eduardo Cicelyn, con l’ascesa del centrodestra alla Regione è rimasto senza direttore, la cui elezione è affidata ad un concorso; intanto il museo langue e i prestatori ritirano le opere. Cicelyn ha annunciato alla stampa di voler costituire un nuovo soggetto privato battezzato “CasaMadre” in sede da destinarsi, costituendo la riprova del fallimento pubblico nel settore del contemporaneo.
Ancora in Campania il CAM, Contemporary Art Museum di Casoria, ha bruciato le sue opere in segno di protesta contro l’abbandono delle istituzioni. Come annunciato nei minacciosi comunicati, lo scorso aprile il direttore Antonio Manfredi ha dato alle fiamme con il consenso dell’artista, la francese Severine Bourguignon, la prima delle mille opere che compongono la collezione del museo, tutte a rischio di rogo.
Ma il silenzio mediatico è calato tristemente su questa vicenda come pure su quella di Palazzo Riso a Palermo, paradossale caso in cui i fondi non mancano ma vengono trattenuti dalla Regione Sicilia.
Il Museo d’Arte Contemporanea siciliano era riuscito a captare dalla Comunità Europea dodici milioni e mezzo di euro tramite i Po-Fesr 2007-2013 (Programmi operativi regionali) che sarebbero dovuti servire per importanti interventi strutturali e per una ricca programmazione triennale: l’amministrazione ha però bloccato il finanziamento invocando lavori di ristrutturazione al Palazzo imposti dalla Soprintendenza, costringendo alla chiusura per carenza di budget un polo di grande attrattività e sperimentazione.
Risalendo la penisola, non meno drammatica è la situazione di Firenze: l’EX3, l’unico spazio non privato destinato alla contemporaneità, ha chiuso definitivamente i battenti. Gli accordi  tra l’associazione EX3 ed il Comune di Firenze prevedevano che a quest’ultimo spettassero solo le spese di locazione e manutenzione dell’ex auditorium di Viale Giannotti; mentre restavano a carico dell’organizzazione tutte le spese di produzione ed organizzazione. Nell’attuale situazione di dissesto economico per i curatori Lorenzo Giusti e Arabella Natalini è stato impossibile reperire partner e sponsor per sostenere le elevate spese di programmazione, specie poi con il buco finanziario avuto in eredità dal dimesso direttore Tossi. Davanti alla richiesta di maggior sostegno il Comune fiorentino ha dato parere negativo, preferendo dirottare i fondi su realtà di maggior appeal turistico.
Sempre a Firenze, dopo un dibattito trentennale si è deciso di destinare l’ex Meccanotessile a terreno edificabile piuttosto che a centro d’arte internazionale: mentre l’Europa punta sul patrimonio culturale come fonte di ricchezza, l’Italia preferisce restare “palazzinara”.
Nella Città dei Medici resta solo la Strozzina a fare cultura d’oggi e tutt’attorno un desolante deserto.

Christie's batte la crisi. Le ragioni del record di vendite fatto registrare nel primo semestre del 2012

di Giuseppe D'Antonio

 

Mariolina BassettiNel primo semestre del 2012 la casa d'aste Christie's ha fatto registrare un record di vendite con un incremento del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato fatto registrare, con 2,8 miliardi di incassi, è il più alto nel periodo, sia nella storia della casa d'aste sia in quella del mercato dell'arte in generale. Uno dei motivi principali dell' aumento riscontrato va ricercato nell'aumento delle vendite di arte contemporanea, che con un totale di 733 milioni di euro ed un aumento del 34% rispetto allo scorso anno ha fatto da traino all'intero mercato. Chiedamo le ragioni di questo incremento e della predilezione per il mercato contemporaneo a Mariolina Bassetti, Chairman di Christie's Italia e Direttore Internazionale nel Dipartimento di Post-War & Contemporary Art.

 

 

1. Come giudica e quali sono, secondo Lei, le motivazioni dell'aumento del 13% delle vendite nel primo semestre del 2012 (rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), considerando la situazione economica globale difficile che il mondo sta attraversando?
Durante la prima parte del 2012 le vendite globali di Christie’s hanno realizzato un totale record di £2.2 miliardi. Come lei giustamente nota, tale risultato ha superato del 13% quello da noi ottenuto durante lo stesso periodo dello scorso anno che già costituiva uno straordinario raggiungimento per Christie’s e, in generale, per il mercato secondario. Le ragioni di questo successo sono molteplici ma molto logiche. Si deve innanzitutto notare che, in generale, stiamo assistendo ad una forte domanda nel settore arte a livello globale. Inoltre gli esiti positivi delle nostre precedenti vendite hanno incoraggiato numerosi collezionisti a consegnare opere di grande qualità e, di conseguenza, siamo stati in grado di selezionare il meglio per ciascuna delle categorie che Christie’s offre all’asta nel mondo. In questo senso la profonda conoscenza del mercato che Christie’s possiede, unitamente alla dedizione ai nostri clienti, sono elementi chiave. Nel corso di questo primo semestre abbiamo beneficiato della partecipazione di molti nuovi collezionisti, basti pensare che il 19% delle offerte registrate proveniva da nuovi clienti. Un ruolo significativo è stato giocato anche dalle vendite private, cresciute del 53%. Infine riteniamo che l’incrementata accessibilità dei nostri sistemi online abbia portato un ulteriore e notevole contributo (i compratori online sono aumentati del 15%, mentre il numero dei visitatori del nostro sito web sono cresciuti del 20%).



 

2. La categoria del Post-War and Contemporary Art continua ad essere la più redditizia, come dimostrano le ultime aste e il top lot di quest'anno, può darci una Sua opinione sulle motivazioni di tale preminenza?
Complessivamente la Post-War and Contemporary Art ha totalizzato in questo primo semestre £576.1 miliardi (pari al +34% rispetto al primo semestre 2011). La categoria è in crescita progressiva e questo fenomeno dimostra il cambiamento sostanziale che ha caratterizzato il mercato dell’arte nel corso dell’ultimo decennio. Il gusto dei collezionisti si sta trasformando e in modo molto naturale li spinge a ricercare opere che parlano il linguaggio del nostro tempo, un linguaggio comprensibile a livello globale e, nella maggior parte dei casi, a prescindere dal background, dall’età, dalla religione o dal sesso. Ecco dunque le ragioni della preminenza, dovuta anche alle opere eccezionali che gli specialisti di Christie’s sono riusciti a trovare in tutto il mondo. Non a caso Christie’s ha realizzato le migliori vendite di sempre in maggio a New York e in giugno a Londra, stabilendo decine di nuovi record tra i quali spiccano quelli di Rothko (il suo ‘Orange, Red, Yellow’ è stato aggiudicato da Christie’s a New York per $86.9 milioni, divenendo il nuovo record mondiale per qualsiasi lavoro di arte contemporanea venduto all’asta), Klein, Pollock, Richter, Basquiat, Newman e Calder. Ciononostante tengo a precisare che in questo momento storico la domanda è forte non solo al livello dei capolavori. Infatti le nostre vendite di South Kensington (la seconda sala d’aste londinese di Christie’s), dove le stime partono da una soglia inferiore ai £1,000, sono in costante aumento.

 

3. Quanto l'incremento registrato nel primo semestre del 2012 può essere messo in relazione con i nuovi collezionisti e il conseguente cambiamento in atto nel mondo degli acquirenti?
Nel corso di questo primo semestre abbiamo beneficiato della partecipazione di molti nuovi collezionisti, basti pensare che il 19% delle offerte registrate proveniva da nuovi clienti. Un ruolo significativo è stato giocato anche dalle vendite private, cresciute del 53%. Infine riteniamo che l’incrementata accessibilità dei nostri sistemi online abbia portato un ulteriore e notevole contributo (i compratori online sono aumentati del 15%, mentre il numero dei visitatori del nostro sito web sono cresciuti del 20%).

 

4. Leggendo la dichiarazione di Steven P. Murphy, CEO di Christie's, si evince come particolare attenzione venga data al mondo delle vendite private, che ha raggiunto i 525 milioni di euro con un incremento del 53% rispetto all'anno passato. Come spiega questa continua crescita della domanda, da parte dei vostri clienti?
È vero, anche le vendite private sono cresciute notevolmente negli ultimi sei mesi e continuano a complementare le nostre aste in modo significativo. La spiegazione risiede ancora una volta nell’incremento della nostra client base.

 

5. Quali sono le aspettative per il secondo semestre?
È sempre difficile fare pronostici oggettivi, ma siamo ottimisti.

Maledetto presente!

gianluigi-ricuperati.-alle-sue-spalle-unopera-di-gianni-colosimo-photo-sebastiano-pellion-480x324Intervista a Gianluigi Ricuperati

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Gillo Dorfles e i 102 rintocchi della critica

di Valentina Spata

Psichiatra, filosofo, pianista, pittore, protagonista assoluto della trasformazione  dell’estetica italiana del dopoguerra. Poliedrico per vocazione, impugna con disinvoltura il pennello fin dagli anni Trenta: Kandinskij, Klee  sono i principali nessi, nel segno di un astrattismo volto al lirismo, spasmi coloristici e latente antropomorfismo nelle libere linee. Nel 1948, con Munari, Soldati e Monnet, Gillo Dorfles è tra i fondatori del Movimento Arte Concreta, tra i “concretisti” fino al 1952, sceglie il diniego ideologico lontano dal neorealismo imperante, a favore di una pura espressione creativa. Con la stessa disinvoltura “sfodera” da questo momento in poi la penna della critica: “sono un bifido”, si è autodefinito alludendo al doppio impegno della sua vita di critico e pittore. La bibliografia è immensa, 2500 pubblicazioni, di cui 150 libri usciti in Italia e all’estero, parole decise che lasciano tracce indelebili per esplorare correnti, artisti, movimenti, soliloqui, ripensamenti,  abbagli e conquiste dell’arte contemporanea, per scriverne con autorità la storia. “Evitiamo la scientifizzazione dell’arte”, ammonisce Gillo. Abbiamo imparato dalle sue pagine dense che l’opera ha una sua anima e un suo carisma assoluto e che in ultima istanza sfugge a qualsiasi sentenza definitiva.
Buon compleanno: 100, 1000, ancora rintocchi di gloriosa critica!