Non si placano le polemiche sui lavori di restauro del Colosseo

"Il restauro del Colosseo rappresenta purtroppo ormai l’evidenza che abbiamo imboccato una strada sbagliata. Il fatto, accettato incredibilmente da tutti, dopo aver zittito le numerose e autorevoli voci di esperti e di cittadini appassionati e attenti, che il più importante monumento dell’archeologia occidentale sia stato affidato alle mani inesperte di imprese edili senza adeguata cultura specialistica nel campo della conservazione, è il sintomo che esiste una crisi di valori molto profonda". Sono queste le parole gravi ed allarmanti scritte da Paolo Pastorello, presidente dell'associazione senza fini di lucro "Restauratori senza frontiere", in una lettera rivolta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. Nella lettera, un documento in più capitoli, si chiede alle due cariche istituzionali di intervenire con urgenza nella questione. Il testo denuncia problemi e rischi per la salvaguardia dei nostri beni culturali che derivano anche dallo stato di emarginazione che penalizza sempre più l’intero settore del restauro e dei restauratori in un quadro legislativo ancora assai confuso. Le polemiche sul Colosseo sono cominciate fin da quando, tre anni fa, il Ministero dei Beni culturali ha dato il via al suo restauro grazie alla mega sponsorizzazione di 25 milioni messi a disposizione da Diego Della Valle. I restauratori sono stati esclusi dalle gare di appalto per il grandissimo, delicato lavoro, affidato invece a una impresa generale di edilizia, la Gherardi e poi la Aspera, che si è sempre occupata di costruire case e realizzare opere industriali e non aveva mai eseguito restauri di edifici monumentali. I ricorsi delle imprese specializzate in restauro al Tar e al Consiglio di Stato sono stati respinti. Dopo due anni, tolti i ponteggi alle prime dieci campate, i risultati sono adesso visibili e i restauratori hanno trovato conferma alle loro critiche. Il 18 gennaio scorso un gruppo di 64 restauratori ha pubblicato una lettera sul quotidiano Il Messaggero: "Il lavoro appena ultimato è disomogeneo e peggiora l’aspetto complessivo del monumento, per non parlare delle conseguenze che queste disomogeneità potrebbero avere sul piano conservativo. La pulitura è in alcuni punti troppo approfondita e scopre strati profondi della pietra, mentre in altri sono ancora presenti croste nere, e questo conferisce all’insieme un aspetto disordinato e sciatto". Danni di sostanza e d’immagine, insomma, al monumento simbolo del nostro patrimonio culturale. Ma la soprintendente all’archeologia romana, Maria Rosaria Barbera, difende il lavoro fatto: «£ono mesi che abbiamo tolto i ponteggi, e solo adesso nascono quelle critiche? Sono opinioni, ma noi opponiamo i fatti. Il restauro è eseguito da un’impresa qualificata e all’opera ci sono restauratori esperti". La polemica, però, va avanti Il 24 gennaio l’"Ari", Associazione dei Restauratori d’Italia, riprende la sua critica radicale alla situazione che si è creata e scrive che è vero, alcuni restauratori sono stati chiamati per interventi specifici accanto agli operai dell’impresa edile per lavorare al Colosseo ma, ricorda, "assoldati come dipendenti o consulenti, superando anche i divieti di subappalto". E questo, dice l’Ari, "si traduce concretamente nel fatto che i singoli professionisti, estromessi dall’ambito imprenditoriale e privati della relativa capacità decisionale, non sono più liberi di scegliere le soluzioni deontologicamente migliori, ma solo quelle economicamente più redditizie per il proprio datore di lavoro, l’impresa edile". 

 

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  • Dal 1995 sono 12 i passaggi in asta, percentuale di venduto 50%. Diplomatosi nel 1985 all’École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi risiede a Berlino dal 1999 al 2000. Si dedica al cinema, al teatro, all’arte visiva, con cui rivive passioni e avventure (è stato in Antartico con ...

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